Book&Kids: La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Dino Buzzati

La famosa invasione degli orsi in Sicilia - copertina mondadori

“Dal principio vedremo le maestose montagne della Sicilia che però adesso in Sicilia non ci sono più (sono passati tanti anni!). Tutte coperte di neve. Poi si scenderà nella valle verdeggiante, con borgate, fiumicelli, boschi, pieni di uccelletti e casette sparse qua e là: un paesaggio bellissimo. Ma ai fianchi della valle si innalzano sempre i monti, meno alti e dirupati di quelli visti in principio, però anch’essi pieni di insidie: per esempio castelli stregati, grotte con draghi velenosi, altri castelli dove abitano orchi e così via. C’è insomma da stare sempre attenti, specialmente di notte. A poco a poco ci si avvicinerà quindi alla favolosa capitale della Sicilia, di cui oggi è scomparso anche il ricordo (sono passati tanti anni!). È circondata da mura altissime e da munite fortezze. La fortezza principale si chiama Castello del Cormorano. E qui se ne vedranno di cose belle. Entreremo infine nella capitale, famosa in tutto il mondo per i palazzi di marmo citrino, le torri che toccano il cielo, le chiese ricoperte d’oro, i giardini sempre fioriti, i circhi equestri, i parchi di divertimento, i teatri. Il Gran Teatro Excelsior è il più bello di tutti.

E le montagne da cui siamo partiti? Non torneremo mai più alle nostre vecchie montagne?”

La famosa invasione degli orsi in Sicilia - copertina mondadori juniorNel 1945 poteva capitare di aprire aprire il Corriere dei Piccoli e trovarci dentro una storia di Dino Buzzati. Poteva succedere anche che la storia in questione parlasse di orsi e di uomini, di padri e di figli, ma anche di guerra e di morti, di corruzione e di tradimenti: La famosa invasione degli orsi in sicilia, oggi in un comodo volume unico Mondadori, è un concentrato raffinato di trovate linguistiche, composto con forme ed elementi presi in prestito dalla scrittura drammaturgica, dalla poesia, dal fumetto, in un ibrido narrativo ancora oggi difficilmente inquadrabile ma sorprendente nella semplicità con cui plasma la lingua intorno alle necessità del racconto.

Come racconta di preciso la storia dei suoi orsi, Buzzati? Dalle prime pagine si potrebbe dire che l’autore tenta di evocare i suoi personaggi in un testo teatrale, visto che ci imbattiamo immediatamente in una dramatis personae, affollata da orsi (chiaramente!), Gatti mammoni, lupi mannari, astrologi, troll, gufi; con descrizioni impreviste che non lesinano anticipazioni, ma poi ci ripensano, discutono, tornano indietro, vanno avanti e sembrano parlare con il lettore che, presumibilmente ragazzo, non può non lasciarsi sfuggire più di un sogghigno.

“Orso Smeriglio: Di bassa condizione ma di animo generoso e di molta buona volontà. Se ne sta di solito in disparte, assorto in certi suoi meravigliosi sogni di battaglie e di gloria. Ci riuscirà? Sbaglieremo, ma un giorno o l’altro si sentirà parlare di lui.”

Eppure a starsene buono nella forma teatrale, il testo proprio non ci riesce: le comuni didascalie non basterebbero a descrivere i sentimenti e le sensazioni provati dagli orsi e dagli altri bizzarri figuri. Così il narratore, quasi si trovasse seduto su una nuvola a motore, se ne va a zonzo, un po’ dove vuole e un po’ come gli pare, tra le pieghe della storia: visitando una volta questo personaggio e una volta quell’altro, spostando l’attenzione prima su un fatto poi su un altro; divertendosi inoltre, alla bisogna, a scrivere in versi, rimando con naturalezza all’interno dei brani narrativi, come fosse la cosa più semplice del mondo.

“Se osservate piano piano
il disegno del combattimento
vedrete un tipo strano
sul valico battuto dal vento.
Quel triste tipo è il prof. De Ambrosiis
ma non c’è rima che finisca in osiis.”

Il disegno del combattimento? Giusto, i bozzetti! La famosa invasione degli orsi in Sicilia è infatti completamente illustrato, dopotutto nasce sul Corriere dei Piccoli, da Buzzati. Sarebbe un errore considerare le illustrazioni un semplice ornamento: l’autore le concepisce come parte integrante della narrazione, giocando con la collocazione o usandole anche in una sorta sintesi figurativa degli eventi raccontati, per assicurarsi che il lettore non si perda nel flusso degli eventi.

La famosa invasione degli orsi in sicilia - maiali volanti

Anche perché, nel giro di un pugno di pagine, Buzzati racconta un’epopea: assistiamo al resoconto della guerra fra gli orsi e l’esercito del Granduca, in un tempo di cui i più hanno smarrito il ricordo, ma anche alla storia di un padre che perde un figlio per poi ritrovarlo e perderlo nuovamente e al processo di lenta corruzione che si insinua, infido, in animi prima innocenti.

A impressionare, tenendo anche conto del contesto storico post(mica poi tanto)bellico della pubblicazione, è il fatto che lo scrittore non risparmia niente: le storture, i drammi, le morti e i sacrifici, anche se disciolti in un cocktail brillante di frizzi linguistici e lazzi immaginifici, sono mostrati per quello che sono, in una rapporto di onestà con i giovani lettori.
L’enorme statura autoriale di Buzzati, ancora più che nelle raffinatezze formali, nella capacità di piegare la lingua ai suoi scopi, nella vivacità dell’incedere narrativo e nella maestria con cui padroneggia i più variegati registri, risiede proprio qui: nel rispetto che porta ai suoi ideali interlocutori.

Dino Buzzati
Dino Buzzati con i ferri del mestiere.

La scrittura per ragazzi non è un scrittura minore, si tratta piuttosto di un abito diverso dello scrivere, con un portato specifico di oneri e onori. Dedicargli un’attenzione inferiore o sentirsi in dovere di “abbassare” il valore di ciò che si racconta, sarebbe un’offesa nei confronti dei lettori e dello stesso mestiere di scrivere.

Ed è proprio di questo mestiere che Buzzati è un maestro.
La famosa invasione degli orsi in sicilia, del resto, non fa altro che confermarlo.

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